Come Affrontare un Rifiuto da Parte dei Tuoi Genitori

Affrontare un rifiuto è terribile, da chiunque esso provenga. Quando però a non accettarti è un genitore, il boccone amaro da mandare giù è doppio, anche perché questa persona ti ha dato la vita e hai dipeso da lei per anni. Ci sono momenti in cui non puoi affatto negare di sentirti rifiutato da uno dei tuoi genitori, o da entrambi, per diverse ragioni. Questo articolo, sebbene non sia la risposta definitiva ai tuoi problemi, può darti un piccolo aiuto o farti sentire meglio.

Passaggi

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    Individua la radice del problema prima di provare a risolverlo. La mossa migliore che tu possa fare è avvicinarti ai tuoi genitori e chiarire con rispetto la questione. Nella maggior parte dei casi, non conta tanto quello che dici, ma come lo dici. Devi disporre di coraggio, di parole adeguate e di autocontrollo per evitare di lasciarti sopraffare dall'emotività. Spiega così il tuo stato d'animo: “Sento che provi risentimento e rifiuto nei miei confronti (inserisci degli esempi riferendoti ad alcuni momenti in cui è capitato). Vorrei sapere se è solo una mia impressione. In questo caso, allora mi piacerebbe sapere perché ti comporti in questo modo con me. Come possiamo collaborare per migliorare il nostro rapporto?”. Per non sbagliare, hai bisogno di apertura, rispetto e autocontrollo, altrimenti la conversazione si tramuterà in un brutto litigio. Quando un genitore rifiuta suo figlio, solitamente le ragioni sono varie. In linea di massima, un genitore, pur essendo autoritario, dominante o poco accomodante, vuole profondamente bene ai propri figli. Certo, magari i tuoi genitori sono glacialmente freddi e ti senti poco amato da uno o da entrambi, ma a ogni modo devi tenere presente che sei una persona unica, che si merita di essere amata. I tuoi fratelli, sorelle, nonni e amici ti vogliono bene. Non dimenticarlo.
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    Accetta che forse non puoi fare più di tanto al riguardo. Se un tuo genitore ti ha praticamente ripudiato perché hai dichiarato di essere gay, perché disapprova tua moglie o perché avete differenze religiose, difficilmente sarai in grado di cambiare con il fine di guadagnare di nuovo questa tanto bramata approvazione e/o accettazione. In questi casi, di solito il tempo cura tutte le ferite; se fai capire di essere aperto a parlare con lui, ma non lo costringi prima che sia pronto, alla fine è probabile che andrà da te. Nel frattempo, ricorda che la tua vita ti appartiene, e sei libero di vivere come meglio credi, con o senza l'approvazione o il permesso dei tuoi genitori.
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    Individua gli eventuali favoritismi. A volte la sensazione di rifiuto nasce dalla presunta idea che un genitore preferisca un figlio a un altro. Questo perché si fanno paragoni (che generalmente favoriscono poco il figlio che si sente rifiutato) dolorosi. La realtà dei fatti è che tutti abbiamo predilezioni nei nostri rapporti personali. Se da una parte i genitori “dovrebbero” voler bene equamente ai propri figli, alcuni non riescono a prendersi la briga di capire un figlio che ai loro occhi risulta così difficile da comprendere, o magari perché ha una personalità o gusti differenti. Ti rispecchi in questo caso? Innanzitutto, cerca di non detestare tuo fratello per questo, riconosci invece che, se continuerai a essere te stesso, il genitore con cui non hai un bel rapporto difficilmente si sentirà a suo agio con te quanto con tuo fratello. Ora potrebbe farti male, ma, quando sarai più grande, non ti pentirai di aver coltivato la tua individualità e tutto quello che ti rende una persona unica. Ti accorgerai che i tuoi tratti caratteriali non fanno di te una persona indesiderabile, è solo che per i tuoi genitori è più dura trovare un modo per sviluppare una connessione con te.
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    Dai libera espressione ai tuoi sentimenti. Forse ti è stato ripetuto centinaia di volte in altri contesti, ma effettivamente è un suggerimento valido. Parla. Parla con i tuoi genitori e cerca di estirpare il problema. Oppure, parla con tuo fratello o con un parente vicino. Se qualcuno è disposto a parlare, ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltare. Non hai proprio nessuno? Puoi sempre telefonare al Telefono Azzurro, dove lavorano persone capaci di garantirti buone risorse. Certo, sembra una mossa drastica, ma almeno potrai sfogarti, restando nell'anonimato, e parlare con qualcuno per ricevere consigli amichevoli. Qualora non avessi voglia di parlare, vai su internet, a casa o a un internet café, e partecipa a forum popolati da ragazzi che vivono un'esperienza simile alla tua. Puoi anche fare un tentativo su qualche social network.
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    Trova un posto in cui stare. Se sei stato cacciato di casa, oppure non vuoi o non puoi più restarci, vai a stare con un parente o un amico se possibile. Potrebbe non essere permanente, ma ti servirà come punto di appoggio per poi capire cosa fare.
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    Trova una soluzione, di qualsiasi tipo essa sia. Almeno, prova a riavvicinarti ai tuoi genitori. Manda loro un bigliettino, magari accompagnato da un mazzo di fiori, o torna a casa per parlare con loro. Ascolta quanto hanno da dire, pretendi di essere ascoltato, ma con calma, e non aver paura di piangere, perché le lacrime hanno un grande potere, quello di farti sfogare. Prova a trovare un punto in comune e chiedi loro come potreste collaborare per essere una famiglia unita.
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    Prova a capire le dinamiche della situazione dal loro punto di vista. Questo non significa che tu debba scusare comportamenti rovinosi, ma potrebbe aiutarti a renderti conto che magari i tuoi non capiscono fino in fondo la gravità delle loro azioni. Alcuni genitori odiano i propri figli, e il perché hanno deciso di procreare rimane un mistero; queste persone vanno ignorate il più possibile quando se ne ha l'opportunità. Tuttavia, altri genitori rifiutano i propri figli perché non intendono seguire i progetti che hanno cercato di imporre, quei piani che programmano sin da quando erano in fasce. Credono che, seguendo semplicemente il cammino che hanno spianato per te, eviterai di soffrire e che nella vita ti verrà servito tutto su un piatto d'argento, o quasi, per un'esistenza prospera e perfetta. Esempio: se è da una vita che insistono affinché diventi medico ma tu hai deciso di diventare un artista, potrebbero esprimere la delusione derivante dal fallimento del piano autoritario per importi una vita non tua sottolineando costantemente la stupidità delle tue scelte e il disappunto che causano. Ti ripetono che sei un fallimento e via dicendo. Talvolta i genitori erroneamente pensano che questo tipo di rimprovero ti farà tornare con i “piedi per terra”. Credono di farlo per il tuo bene, e che questo comportamento ti aiuterà a fare le scelte giuste, lasciando alle spalle le presunte decisioni sbagliate prese finora. In realtà, ti senti un fallito ai loro occhi e pensi che non ti vogliano bene.
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    Accetta il tipo di relazione più pacifica che riesci a instaurare con loro. Potresti non avere molta scelta fino a diventare maggiorenne, in tal caso dovrai solo provare a fare del tuo meglio e stringere i denti. Ma, una volta giunto all'età adulta, se hai cercato di parlare con loro e tutti i tuoi sforzi per rimediare al problema non sono andati a buon fine, allora accetta tutto quello che puoi. È inutile rimproverare te stesso: la colpa è loro, non tua. Il tuo compito è quello di essere una brava persona, vivere come meglio credi ed essere un amico o un membro della famiglia gentile, premuroso e affettuoso. Il tuo compito non è quello di provare a cambiarli, così come loro non dovrebbero farti una cosa del genere. Ok, non sono questi i genitori che volevi. Ciononostante, sono i genitori che ti sono toccati. Se riuscissi soltanto a capire che non cambieranno (così come tu non lo farai), allora puoi limitare la tua esposizione alla vita familiare in modo da avere una relazione civile. Qualora i tuoi genitori tendessero a essere gentili all'inizio di un incontro per poi svelare la loro vera natura dopo un'ora, dando libero sfogo alle critiche, non prolungare le tue visite per più di questo arco di tempo. Vai da loro per mangiare uno snack o per bere una tazza di tè e poi vai via dicendo: “Beh, grazie per la merenda, ora devo proprio andare!”. E fallo prima che la situazione degeneri. Se sai che la spiacevolezza comincia prima dello scoccare dell'ora, tieniti alla larga da loro. Telefona per sapere come stanno e, non appena le critiche iniziano a fioccare, afferma: “Ok, mamma, beh, sì, lo capisco, ma devo proprio andare. Ci vediamo”. E riattacca. Ogni singolo contatto con loro è estremamente difficile e orribile? Ignorali del tutto e crea una famiglia tutta tua, affidandoti ai tuoi amici o ad altri parenti. Ricorda che l'importante è fare quello che ti fa stare bene.
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    Non fare niente di drastico. Non farti del male. L'autolesionismo non è la risposta. Non sfogare la rabbia su un'altra persona.
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    Fai emergere la rabbia o la tristezza in un modo produttivo. Se sei ancora minorenne, prova a frequentare un club dedicato ai giovani. Parla con i proprietari, che potrebbero essere capaci di aiutarti; mentre sei lì, trascorri qualche ora spensierata con i tuoi coetanei. Questa idea non ti convince? Iscriviti in palestra o a un corso di boxe, altrimenti vai a correre al parco, specialmente se non hai voglia di sganciare soldi. Se ti piace scrivere, racconta alla carta i tuoi sentimenti; invece di parlare in prima persona, usa la terza, in modo da osservarti dall'esterno. Ti servirà a far allontanare la mente dall'ira e dal dolore. Scrivere, inoltre, ti consente di sfogarti, quindi fallo con passione, anima e corpo. Una volta finito, lascia che affiori la rabbia residua strappando il foglio. Puoi anche far fluire la tristezza bruciandolo, lasciando che le ceneri si disperdano grazie al vento.
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    Non lasciarti definire da quello che gli altri pensano di te. Se permetti alla gente di decidere chi sei, non sarai mai felice. Il tuo scopo sarà sempre quello di compiacere gli altri invece di pensare a te stesso. Se da un lato sembra nobile e disinteressato, la verità è che devi essere leale nei confronti di te stesso. I tuoi genitori non ti capiscono? Questo non vuol dire che la tua vita abbia meno valore o significato. Nemmeno tu capisci certe persone, che di certo non smettono di vivere perché avete idee diverse riguardo a certe cose. Proprio come te, gli altri hanno opinioni. E non è un problema, è perfettamente normale. Quello che pensi è valido quanto quello che pensa chiunque altro.
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    Cerca di capire quando arriva il momento di incamminarti su un altro percorso. A volte, per quanta fatica tu faccia, giungi a un punto in cui ti rendi conto che i tuoi genitori non ti accetteranno mai per quello che sei. Ogni incontro con loro è sempre più doloroso del precedente, e i progressi sono solo un miraggio. In questi (rari) casi, devi accettare di aver fatto il possibile e voltare pagina. Fai in modo che il vostro contatto sia minimo, o nullo. All'inizio sarà doloroso, ma è sano per la tua salute mentale.
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    Adotta un'altra famiglia, trattala come se fosse tua. Molti figli di genitori poco affettuosi hanno la fortuna di poter contare su un paio di amici meravigliosi, un vero toccasana per l'anima. Sapendo che per te tornare a casa in occasione delle feste è doloroso, potrebbero invitarti a festeggiare con le loro famiglie. Se diventa un'abitudine, potresti sentirli più vicini dei tuoi genitori. Ok, non vuoi essere un peso per i tuoi amici, ma è probabile che loro ti considerino parte della famiglia, e ti daranno il benvenuto in questa maniera, celebrando le tue scelte e i tuoi traguardi. O potresti scoprire che loro stessi non hanno alcuna famiglia, e magari sarà la vostra amicizia a fondare le basi di un nuovo genere di nucleo familiare. Una soluzione a lieto fine per questo problema.
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    Cerca di avere una buona vita. Nonostante il rifiuto da parte del tuo nucleo familiare, puoi condurre una vita appagante e produttiva.
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Consigli

  • Esistono due modi per vivere una relazione padre-figlio: puoi rappresentare una figura o l'altra. Se sei padre, puoi rivestire con successo questo ruolo comportandoti da genitore premuroso, accogliente e di supporto nei confronti dei tuoi figli.
  • La tua famiglia si trova laddove si trova il tuo cuore. Se il tuo nucleo familiare originario non dovesse funzionare, creane uno che ti soddisfi. Presumiamo che tu vada all'università. Alcuni dei tuoi nuovi colleghi o amici provengono dall'altra estremità del Paese, o sono stranieri. Se la tua famiglia rende la tua vita un inferno e hai deciso di tagliare i ponti, perché non chiedere ai tuoi amici “orfani” (le cui famiglie sono lontane) di unirsi a te per le festività? Fai in modo che la tua casa sia aperta a tutti a Natale o a Pasqua, o in occasione di qualsiasi altra festa, e invita chi vive lontano dalla famiglia a trascorrere la giornata con te. Pur organizzando tutto nella sala condivisa al dormitorio, le tue vacanze saranno molto più calde e colorate.
  • Essenzialmente, parte dell'età adulta sta nell'affrontare diversi tipi di relazioni. Fai la cosa giusta per te stesso. A volte potrebbe essere ingoiare il rospo e comportarti in modo maturo. Talvolta invece no. A volte significa scappare da una situazione disperata. Imparare a relazionarti con le persone e a gestirle (e sì, anche i genitori sono persone) è una capacità che si acquisisce solo con tanta pratica. Consulta la tua interiorità, medita, prega a quello in cui credi, cerca di capire cosa è meglio per te e per le tue decisioni.
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Avvertenze

  • Non fare del male a te stesso, né a nessun altro! Questo non ti aiuterà, anzi, peggiorerà le cose.
  • Alcuni passaggi di questo articolo possono avere un buon esito se riesci a parlare in maniera calma con i tuoi genitori, e se anche loro riescono ad ascoltarti e a rispettarti. A volte questo non succede. In tal caso, tirati indietro per ora e riprendi in seguito il discorso, o impara a riconoscere quando un genitore non è in grado di essere parte di una normale relazione padre-figlio per motivi a te estranei. Le persone che soffrono di gravi disturbi della personalità, come la schizofrenia, o di altre malattie mentali difficilmente parteciperanno, e questo potrebbe lasciare un figlio, di qualunque età sia, in uno stato di desolazione.
  • Per quanto tu sia un figlio perfetto, i tuoi genitori potrebbero comunque essere poco comprensivi nei tuoi confronti o cacciarti di casa senza ragione, pur non avendo fatto nulla di sbagliato. Alcuni genitori sono così e basta.
  • Se sei maggiorenne, i tuoi non hanno alcun obbligo legale di mantenerti o di prendersi cura di te. E possono decidere di escluderti dalla loro vita senza farsi più sentire. Per legge, ormai sei un adulto, dunque sei tu a rispondere per te stesso.
  • Tieni a mente che una figura esterna, come il medico di famiglia, un assistente sociale o il prete della tua parrocchia, in genere non ha il permesso di parlare con i tuoi genitori al posto tuo, a meno che non sia la tua famiglia a mettersi in contatto per prima. Potrebbe sembrare ingiusto e non ha molto senso, perché magari questa persona ti conosce bene, ma non è suo diritto intromettersi. Tuttavia, una persona vicina alla famiglia, come un amico o un parente, può intervenire per difenderti.
  • Un genitore di questo tipo potrebbe non approvarti mai, né esprimere orgoglio nei confronti dei tuoi conseguimenti o dimostrarti affetto. Questo non significa che tu non possa trovare accettazione, fierezza e amore altrove, e dovresti assolutamente farlo. Essere figlio di gente fredda, critica o autoritaria non dovrebbe vietarti di trovare calore da un'altra parte. Sentiti grato per le relazioni che intrattieni con le persone che apprezzano il vero te stesso e che non esigono di farti sprecare sforzi e lacrime per volerti bene. Al contrario dei tuoi genitori, che non risponderanno ai tuoi tentativi di fare in modo che una relazione travagliata diventi serena.
  • Se i tuoi genitori ti cacciano di casa, non continuare a visitarli, perché potrebbero telefonare alla polizia e costringerti ad andartene. Puoi fare un tentativo una volta sola per provare a parlare con loro. Ma se non hanno comunque intenzione di accogliere la tua richiesta, si rifiutano di aprire la porta o non rispondono al cellulare, è meglio arrenderti e riprovarci in futuro.
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Categorie: Gioventù | Famiglia

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