Come Descrivere le Emozioni

Che tu stia raccontando della tua giornata, scrivendo sul tuo diario o un racconto, rendere le emozioni in modo preciso e vivido può rappresentare una sfida di non poco conto. Dire che ti senti felice non è sufficiente per trasmettere agli altri l'entità di quello che stai realmente provando; devi impegnarti a dipingere un'immagine così brillante al cui confronto i colori dei fiori impallidiscono. In questo articolo vedremo insieme come descrivere le emozioni in modo efficace, come esplorarne l'intima sorgente, e farle confluire nella tua scrittura. Continua a leggere.

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Modi diversi di Descrivere un'Emozione

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    Esprimila attraverso l'appropriata reazione fisica ad essa connessa. Focalizza nella tua mente l'immagine di qualcuno che stia vivendo una determinata emozione. Si afferra lo stomaco o si nasconde la faccia? Non ti molla le spalle mentre tenta di raccontarti cosa gli è successo? Nella narrativa, il modo più discreto per rappresentare un'emozione intima è descrivere come essa si rifletta all'esterno tramite le reazioni fisiche del corpo del personaggio.
    • Immagina te stesso mentre vivi l'emozione che vuoi descrivere. Cosa provi all'altezza dello stomaco? Quando una persona è preda di una forte emozione va incontro a una serie di reazioni fisiche più o meno involontarie: la salivazione cambia, così come il battito cardiaco, e la chimica del corpo mette sottosopra cuore, stomaco e il basso ventre.
    • Attento però a non attraversare il confine tra ciò che sai tu in quanto scrittore e quello di cui è consapevole il personaggio di cui scrivi. Per esempio, "Il suo viso divenne rosso per l'imbarazzo" non è qualcosa di cui il personaggio sarebbe consapevole. Tuttavia, "Mentre ridevano sentì il proprio viso avvampare e distolse lo sguardo", può funzionare a meraviglia.
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    Ricorri al dialogo tra i personaggi. Qualsiasi conversazione coinvolgerà il lettore nella storia in maniera più profonda rispetto per esempio a un banale: “Si accigliò, preoccupata dal suo tono distaccato". Il dialogo, in effetti, è l'esatto contrario dei momenti descrittivi; fa scorrere la storia e rimane aderente ai personaggi – sempre che tu l'abbia scritto in modo convincente.
    • La prossima volta che sarai tentato di scrivere qualcosa del tipo: "Sorrise al modo in cui lei lo guardava", prova invece a usare il discorso diretto: "Mi piace il modo in cui mi guardi". Ha slancio, passione. Ha una connotazione più personale, genuina e reale.
    • Fai uso dei pensieri. Ricorda che i personaggi possono anche parlare a se stessi. "Mi piace il modo in cui mi guarda", ha lo stesso una forte valenza anche se non viene espresso a voce alta.
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    Usa il sottotesto. Succede spesso di non essere pienamente consapevoli dei sentimenti che ci assalgono e dei gesti che li rivelano agli altri. Annuiamo sorridendo, ma gli occhi svelano la nostra reale rabbia o inaliamo sibilando tra i denti. Piuttosto che manifestare apertamente questi particolari, meglio suggerirli. Racconta che il tuo personaggio annuisce garbato in segno di consenso mentre però fa a pezzi un fazzoletto. Ne guadagnerai nella resa del dettaglio.
    • L'uso del sottotesto aiuta, in particolare, per la presentazione di conflitti o tensioni latenti. È perfetto inoltre per gestire il conflitto interiore dei personaggi; pensa ad esempio a quei personaggi che vivono con disagio le emozioni, riluttanti ad aprirsi o ancora in attesa del momento giusto per mostrare al mondo il proprio vero Io.
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    Esplora le sensazioni dei personaggi. Quando siamo preda di forti emozioni, a volte succede che i nostri sensi diventino più ricettivi. Ci sorprendiamo a indugiare sul profumo del nostro amato o della nostra amata; se siamo a casa da soli, sembra che gli scricchiolii attorno a noi siano un pochino più sinistri del solito. Puoi approfittare di tutti questi semplici elementi per comunicare un'emozione senza nemmeno citarla.
    • Dire: "Qualcuno la stava seguendo, quindi accelerò il passo", va dritto al punto, ma non è molto intrigante. Prova piuttosto a descrivere come lei si senta braccata dalla sua acqua di colonia, come la sua presenza venga anticipata dal puzzo di birra stantia e disperazione, come il tintinnio delle sue chiavi si faccia più sostenuto a ogni passo.
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    Prova con la fallacia patetica. Contrariamente a quanto possa suggerire il nome, essa non ha niente a che fare con l'essere patetici. Si tratta di una figura retorica, definita come l'attribuzione di coscienza, pensieri ed emozioni umane a oggetti ed enti inanimati, e si ha quando l'ambiente riflette l'emozione prevalente della scena. Per esempio, nel momento di massima tensione tra due rivali, una finestra finisce in frantumi (sicuramente ciò avrà una sua causa indipendente, a meno che uno dei due non sia telecinetico). Uno studente si rilassa dopo aver superato il tanto temuto esame e il vento accarezza l'erba, facendola frusciare dolcemente. È un espediente un po' dozzinale ma divertente e può essere molto efficace se non ne abusi o se riesci a non essere troppo banale.
    • La fallacia patetica è un espediente da maneggiare con cura. In quanto tale, evitane l'uso prolungato o perderà la sua efficacia. Inoltre potrebbe non essere sempre credibile.
    • Prova a utilizzare questa figura retorica senza aver prima introdotto qualsiasi tipo di emozione – magari persino prima di aver presentato i personaggi. In questo modo creerai un parallelo implicito tra la scena e l'ambiente e starà al lettore fare i dovuti collegamenti una volta coinvolto nella storia.
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    Dai voce al linguaggio del corpo. Prova questo esercizio: pensa a un'emozione. Pensaci intensamente e a lungo. Rievoca le circostanze in cui l'hai provata l'ultima volta. Ora, inizia a parlarne. Come ti sentivi, come ti appariva il mondo. Non appena sarai bene immerso in questo esercizio, presta attenzione al tuo corpo. Cosa stanno facendo le tue mani? E i piedi? Le sopracciglia? Come si manifesta questa emozione nel linguaggio del corpo?
    • Quando è stata l'ultima volta che, entrando in una stanza e trovandovi una persona, dopo pochi secondi già sapevi quale fosse il suo stato d'animo generale? Probabilmente non tanto tempo fa; è probabile che molti esempi ti si siano già presentati spontaneamente. Non serve dichiarare le emozioni a voce – il corpo lo fa già per noi.
    • Impiega i prossimi giorni a osservare le micro-espressioni di amici e parenti, tutti quei fugaci dettagli che non noteresti mai se non prestando loro la dovuta attenzione. Sono proprio questi dettagli a instillare la vita nella tua narrazione.
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Parte 2 di 3:
Descrivere Come le Emozioni Vengono Percepite

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    Definisci le circostanze. Le emozioni sono reazioni; esse hanno dunque delle cause. Non stai descrivendo emozioni generate in un sistema isolato, la cui causa è da attribuirsi a scompensi ormonali o alle pressioni del represso sul subconscio. Non tralasciare alcun dettaglio della situazione. A quale parte di essa sta reagendo il tuo personaggio? Quanto ne è consapevole?
    • In questi casi, fenomeni osservabili quali la camminata e il reagire bruscamente a innocui commenti possono trasmettere l'assetto mentale del personaggio e profilare le sue emozioni con estrema efficacia. Usa questi espedienti come punto di partenza per eventuali spiegazioni generali – oppure puoi lasciare che si esprimano da sé.
    • Esamina le percezioni sensoriali del personaggio. Non devi dipingere un affresco oggettivo della situazione; il punto è infatti trasmettere la percezione soggettiva che il personaggio ha delle circostanze, quello che lui nota. Ad esempio, sorvola l'impianto generale per soffermarti sui dettagli più minuti nel caso il personaggio sia, per qualche motivo, ipersensibile.
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    Usa la tua esperienza personale. Se hai provato in passato l'emozione che stai cercando di descrivere, allora hai già il materiale grezzo da sviluppare. Da cosa aveva avuto origine? Pensa a cosa indusse quell'emozione. Non ti sei di certo detto: "Oh, come sono triste" quando ti sei sentito triste. Probabilmente ti sarai chiesto più e più volte: "Cosa ne farò di me stesso?". Qualcosa dentro te voleva che ti isolassi dal tuo ambiente abituale. Non avrai magari fatto caso a quanto tremasse la tua mano; piuttosto, ti sarai sentito così insicuro da non riuscire a smettere di tremare. L'esperienza diretta può darti materiale che l'immaginazione non potrà mai eguagliare.
    • Se la causa è più di una e l'emozione sorge da un insieme di circostanze in una determinata situazione, dovresti descrivere l'ordine degli eventi in base alla tua percezione soggettiva di essi, sia come pratica, per individuare la sorgente dell'emozione, sia come un fine di per sé.
    • Se è stato un particolare momento o un preciso oggetto a colpirti, usa i dettagli di quell'immagine per ricostruire l'emozione. Se non hai mai avuto esperienza dell'emozione di cui vuoi parlare, prova ad approssimare partendo da sentimenti simili o da gradazioni minori della stessa.
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    Conosci come il tuo personaggio potrebbe reagire – o non reagire del tutto. Le emozioni sono concetti astratti che persone diverse scoprono e provano in modi diversi. Laddove qualcuno affiderebbe a un sonetto shakespeariano l'espressione del proprio dolore, un altro potrebbe semplicemente sibilare a denti stretti: "Non ne voglio parlare", guardandosi la punta delle scarpe. Come vedi, lo stesso sentimento trova espressione in due modi estremamente differenti.
    • Quindi, in alcune situazioni, non avrai nemmeno bisogno di descrivere l'emozione in sé. Potrai affidarti alla composizione della scena, all'espressione del viso di un personaggio, ai pensieri di un altro; tutto ciò "descriverà" l'emozione al posto tuo. Una frase tipo: "Il mondo scomparve piano piano, prosciugato da tutti i colori tranne quello di lui", rappresenta appieno i sentimenti del personaggio, senza che sia necessario dirlo in maniera espicita.
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    Mostrare è meglio di raccontare. Col tuo lavoro, dovresti raffigurare un'immagine da offrire al pubblico. Questa immagine deve rimanere impressa sulla retina dei tuoi lettori. Non basta raccontare loro cosa sta succedendo – glielo devi mostrare.
    • Poniamo il caso che tu stia parlando dei pericoli della guerra. Lascia fuori i dati statistici – per quanto crudi e toccanti – e le strategie dispiegate da ambo i contendenti. Dedicati invece al campo di battaglia, ai resti di calzini carbonizzati che punteggiano il selciato, alle testoline di bambole abbandonate sul marciapiede, alle urla dei feriti che si fanno giorno dopo giorno sempre più esili e soffocate. Questo è un quadro visivo destinato a suscitare emozioni viscerali in chi oserà calarvisi.
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    Non esitare a essere semplice. Sebbene questo articolo ti stia tempestando senza tregua con raccomandazioni a non chiamare mai un'emozione col suo nome, esistono comunque delle sfumature di cui tenere conto. Solo improvvise agnizioni e informazioni rilevanti dovrebbero essere comunicate in questo modo ma, a volte, brevi e fulminanti dichiarazioni possono molto più di un intero paragrafo. Quindi non trattenerti dall'essere sintetico quando serve.
    • Un personaggio che in preda a un momento di triste realizzazione dice a se stesso: "Sono infelice", può essere un espediente parecchio toccante. Quel preciso momento di consapevolezza emotiva potrebbe costituire uno choc per lui, riassumibile nella perentorietà di quelle due parole. Alcuni personaggi potrebbero sfogare le emozioni attraverso soliloqui, altri in solo due semplici parole, altri ancora non manifestare assolutamente nulla. Non esiste una strada sbagliata.
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Parte 3 di 3:
Revisione del Testo

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    Esamina il testo, cerca i punti in cui nomini un'emozione e tagliali. Ogni volta che parli di un personaggio e lo definisci "triste" o "felice", o anche "infelice" o "deliziato", sfoltisci. Via tutto: non ti serve. Non fa avanzare la storia, non le dà nemmeno slancio. Questi dettagli possono e devono essere manifestati in maniera differente.
    • A meno che non sia in un dialogo, elimina. In altre parole, un personaggio potrebbe chiedere all'altro: "Perché sei così triste?", ma il suo interlocutore non rinchiuderà mai il vasto mondo celato dietro un'emozione nel banale nome ad essa affibbiato. Dopotutto, "triste" o "infelice" sono solo parole. Se le sostituissimo con "vattelapesca" avrebbero lo stesso significato. Non suscitano nessuna risonanza a livello emotivo perché troppo astratte.
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    Per la prima stesura, rimpiazzale con semplici azioni o immagini. Persino: "Lo guardò e fece un gran sorriso" sarebbe un buon inizio, seppur in bozza. Qualsiasi cosa prenda le distanze da un banale: "Si sentiva felice", è un passo nella direzione giusta. Questi primi abbozzi evolveranno nel corso della scrittura; per ora hai solo bisogno di qualcosa che tenga assieme il tutto.
    • Questo processo serve solo da supporto mentre getti le fondamenta della tua storia. La sua utilità si esaurisce nel dare coesione all'intreccio e a tenere le fila della vicenda. Cambierai tutto in seguito, quando la struttura generale sarà definitiva e solida.
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    Dedica la seconda revisione ad approfondire i dettagli. Perché lo guardò e sorrise? A che cosa stava pensando? Stava forse pensando che il ragazzo seduto in quell'angolo era parecchio carino? O forse le ricordava qualcuno? Quali erano i motivi del suo stato d'animo?
    • Sperimenta con le tecniche affrontate in precedenza. Sulla tua tavolozza hai a disposizione dialoghi, sottotesto, il linguaggio del corpo e i cinque sensi per affrescare un quadro a 360 gradi che circondi e immerga il tuo pubblico nella storia. Invece di constatare che "Lei era felice", i tuo lettori proveranno la stessa felicità della tua protagonista.
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    Evita cliché e stereotipi. Non faranno andare la storia da nessuna parte – sono troppo triti e ritriti per funzionare. Esistono poche cose meno emozionanti di un "Ero così felice che avrei potuto morire" o "Sentii il mio mondo cadere a pezzi". Se davvero il tuo personaggio è così felice, fagli abbracciare spontaneamente qualcuno e ridere di gusto. Se eri così sconvolto, racconta quello che ti è successo. Le persone sanno riconoscere l'impatto emotivo di determinati eventi; se li descrivi, i lettori trarranno da soli le dovute conclusi.
    • Non concludere mai la descrizione chiara e profonda di un evento emozionante con un cliché. Se sei riuscito nell'impresa di comunicare le emozioni, il lavoro è finito. Non sentire il bisogno di tirare le somme.
    • Rimani fedele al personaggio. Puoi anche costruire stereotipi – ma gli stereotipi sono fatti per essere smontati. La cosa terribile dei cliché è che la gente non riesce a capire quanto, in certi casi, essi siano genuini. Tuttavia, dopo aver spiegato come si sente il tuo personaggio e dopo il suo spontaneo abbraccio, prova a farle dire – se rientra nel carattere che le hai dato – qualcosa del tipo: "Sono talmente felice che se faccio pipì, vedrei l'arcobaleno!". Potrebbe funzionare. Ma, appunto, solo se coerente con il tuo personaggio.
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    Rimani appropriato. Sii visuale o tattile come nel resto dell'opera. Usa metafore o immagini che siano appropriate al tema del contenuto e assicurati (specialmente per gli scritti in prima persona) che il linguaggio, figurato o meno, sia in linea col personaggio e i suoi tempi. Nessuno avrà mai "perso la bussola" ai tempi di Cesare e nessuno si sarà mai trovato "tra l'incudine e il martello" durante l'Età della Pietra!
    • Se il tuo personaggio sta parlando, che sia aperto o guardingo nel farlo in base alla compagnia in cui si trova. Non solo devi avere bene in mente il carattere del personaggio, ma anche la situazione specifica in cui si trova in quel momento. Potrebbero esserci fattori esterni a influenzare il suo giudizio, i suoi sensi, persino la sua capacità di reagire, pensare o provare emozioni.
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    Una volta prossimo alla fine del lavoro, sintonizzati con le emozioni che stai cercando di descrivere. Ascolta musica, leggi poesie o romanzi di autori che hanno affrontato temi simili al tuo. Non appena ti sarai calato nello stato d'animo giusto, torna a rileggere la tua storia. È in linea coi tuoi sentimenti attuali? Ci sono incongruenze? Qualcosa suona poco sincero? In tal caso, taglia e riscrivi.
    • Se una particolare emozione non accenna a presentarsi alla tua penna, dalle tempo. La prossima volta che ti capiterà di provarla, afferra il blocco degli appunti e annota come reagiscono i tuoi sensi, quali sono i tuoi pensieri, come si comporta il tuo corpo. Non c'è niente di meglio dell'esperienza "sul campo" per raccogliere materiale di prima mano. Con essa, la tua storia si scriverà praticamente da sola.
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Consigli

  • Sorridere e corrucciarsi sono manifestazioni fisiche standard. Piuttosto, cerca espressioni meno lineari (ma ugualmente descrittive) per sottolineare i tic fisici legati alle emozioni: ad esempio, "gli occhi le scintillarono" e "un'impercettibile contrazione gli scompose l'angolo destro della labbra".
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Categorie: Scrittura

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