Come Sconfiggere la Sindrome del Salvatore

Scritto in collaborazione con: Paul Chernyak, LPC

Sei ossessionato dal bisogno incessante di salvare le persone che ti circondano o trovare una soluzione ai loro guai? La sindrome del salvatore, o del cavaliere bianco, è un costrutto della personalità che, a prima vista, sembra essere motivato soltanto dall'impulso di aiutare. In realtà, non è sano e spesso può fornire al soggetto che ne è affetto un'ancora a cui aggrapparsi e che gli permette di ignorare i suoi problemi. Se soffri della sindrome del salvatore, puoi guarire. Combattilo cambiando il modo in cui ti relazioni con gli altri, concentrandoti sui tuoi bisogni e risalendo alla radice da cui ha origine la condotta compulsiva nel soccorrere le persone.

Parte 1 di 3:
Costruire Schemi Relazionali Più Sani

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    Ascolta attivamente. Tieni presente che spesso le persone desiderano solo sfogarsi, non essere soccorse. Un grosso problema per molti "salvatori" sta nel fatto di dare per scontato che gli altri siano impotenti e incapaci di risolvere i loro problemi. Se impari ad ascoltare in maniera più attiva, riuscirai a capire che non è necessario nessun intervento concreto, ma solo una spalla sui cui piangere e un po' di comprensione.
    • Quando il partner o un amico ti descrive un problema, cerca di comprenderlo invece di rispondere immediatamente. Guardalo negli occhi. Mettiti di fronte a lui ed esamina il suo linguaggio del corpo per immedesimarti nel suo stato emotivo (per esempio, le spalle tese possono esprimere paura o esitazione).
    • Comunica senza usare le parole, ma ti basta annuire per dimostrare che stai prestando attenzione. Cerca di separare il discorso del tuo interlocutore dai tuoi giudizi in modo da cogliere il suo messaggio. Se non sei sicuro di ciò che sta cercando di esprimere, chiedi ulteriori spiegazioni, come: "Stai dicendo che ...?".[1]
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    Aspetta prima di intervenire. Oltre ad ascoltare attentamente quello che dice, combatti il bisogno di soccorrerlo e aspetta. Potresti scoprire che chi hai di fronte è in grado di aiutarsi da solo se ne ha la possibilità. In effetti, se sei sempre pronto a risolvere le sue situazioni, questo atteggiamento potrebbe inconsciamente indurlo a considerarsi incapace o adottare una condotta disfunzionale.[2]
    • Imponiti di non offrire aiuto o consigli quando una persona cara ti parla di un problema. Ripeti in mente: "Posso offrire la mia presenza senza salvare nessuno o trovare una soluzione ai guai degli altri".
    • Se un amico sta attraversando un momento difficile, prova a confortarlo invece di aiutarlo. Ad esempio, potresti dirgli: "Mi dispiace molto che tu stia passando tutto questo". Gli dimostrerai che sai comprenderlo senza farti travolgere dal suo problema.
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    Offri il tuo aiuto solo se ti viene chiesto. Un aspetto importante della sindrome del salvatore è il desiderio radicato di prestare soccorso anche quando non è desiderato. La presunzione che tutti vogliano essere salvati può effettivamente risultare offensiva perché dimostra che non si nutre fiducia nella capacità del singolo di risolvere le situazioni.[3] Trattieniti intervenendo solo se ricevi una chiara richiesta di aiuto.
    • Ad esempio, se un amico ti racconta di avere avuto una brutta giornata, ascoltalo semplicemente senza offrire nessuna soluzione. Solo se ti chiede "Che cosa ne pensi?" o "Che cosa dovrei fare?", dovresti tendergli una mano.
    • Se sollecita il tuo aiuto, offri solo il massimo che sei disposto a dare. Stabilisci dei limiti in modo da non farti coinvolgere eccessivamente nella sua situazione. Ad esempio, potresti dire: "Non penso di poter parlare con l'altra persona al posto tuo. Quello che posso fare è darti una mano a non pensare al litigio che avete avuto".
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    Smetti di assumerti la responsabilità degli altri. Nonostante la stretta relazione che potresti avere con il tuo partner, un parente o un amico, devi capire che ognuno di loro è un individuo a sé stante che deve occuparsi della sua vita. Quando indossi i panni del salvatore, metti il tuo interlocutore nella posizione di un bambino indifeso o una persona invalida.
    • È difficile veder soffrire o sbagliare una persona cara, ma non è compito tuo soccorrerla o risolvere ogni situazione negativa a cui va incontro.[4]
    • In realtà, le avversità sono spesso necessarie per la crescita e l'evoluzione personale. Bisogna superare le difficoltà per migliorare. Se le annulli, togli agli altri l'opportunità di imparare.
    • Per aiutare le persone a essere indipendenti, prova a chiedere come gestirebbero una determinata situazione. Potresti domandare: "Che cosa pensi di poter fare al riguardo?" o "Quali opzioni hai a disposizione?".
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    Accetta il fatto che non sei perfetto. Molti soggetti affetti dalla sindrome del salvatore tendono a condannare gli errori o le abitudini negative degli altri. Anche se non è nelle tue intenzioni, le persone che ti vogliono bene potrebbero sospettare che dietro l'ossessione di salvarle nutri la convinzione che siano inutili o incapaci.
    • Ognuno ha i suoi difetti. L'incapacità di riconoscere i propri è un difetto!
    • Renditi conto che la definizione di "successo" è soggettiva. Quello che è giusto per qualcuno può essere sbagliato per qualcun altro. Non è detto che quello che credi sia meglio per una persona corrisponda necessariamente alla sua visione delle cose.
    • Evita di fare supposizioni su ciò che è giusto per gli altri. Vale soprattutto nelle relazioni tra coetanei. Determinate situazioni, come i casi di violenza, il consumo di sostanze stupefacenti o le minacce di suicidio, sono chiaramente pericolose e richiedono un intervento immediato.
    • Accetta i tuoi punti di forza e le tue debolezze. Puoi essere la persona più adatta per svolgere un certo compito o offrire un consiglio, oppure no. Nessuno è capace di fare tutto.
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Parte 2 di 3:
Concentrarti su Te Stesso

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    Scegli di essere single. Spesso il salvatore e il cavaliere bianco saltano da una relazione all'altra, "salvando" soggetti indifesi o sofferenti. Se ti rivedi in questa descrizione, forse è arrivato il momento di prenderti una pausa. Se non sei fidanzato e non frequenti nessuno, trova il tempo per goderti la tua condizione di single e soddisfare le tue esigenze.[5]
    • Stando un po' da solo, potrai acquisire maggiore consapevolezza della tua tendenza ad aiutare o salvare compulsivamente le persone. Avrai anche il tempo per capire alcuni lati del tuo carattere che alimentano questa condotta.
    • Potresti stabilire un periodo di tempo in cui restare single per tenere fede a questo obiettivo. Ad esempio, prova a concederti sei mesi. Nel frattempo, poniti dei traguardi per migliorare sul piano personale.
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    Poniti degli obiettivi concreti. Spesso i "soccorritori" compulsivi si fanno in quattro per sistemare i problemi degli altri compromettendo la loro crescita personale. Inoltre, considerandosi salvatori, perseguono obiettivi poco realistici che alla fine logorano l'autostima. Al contrario, è possibile rimettersi in piedi ponendosi obiettivi raggiungibili.[6]
    • Scegli un obiettivo che ti consenta di concentrarti solo su te stesso. Ad esempio, potresti dimagrire o scrivere un romanzo. Fai in modo che sia SMART, ovvero specifico, misurabile, raggiungibile, realistico e temporalmente definito.
    • Potresti decidere: "Voglio perdere 6 chili in 10 settimane". Quindi, cerca di capire come procedere: "Mangerò una porzione di verdura a ogni pasto. Mi allenerò 5 giorni a settimana. Berrò solo acqua".
    • Rivedi i tuoi obiettivi con un'altra persona. Potrebbe dirti se sono concreti o meno, ma anche suggerirti qualche idea per raggiungerli.
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    Impara a prenderti cura di te stesso. Il più delle volte, chi è affetto dalla sindrome del salvatore dedica così tanto tempo ed energie agli altri da non averne più per se stesso. Quindi, compensa il bisogno eccessivo di offrire il tuo aiuto facendo qualcosa di bello per te stesso. Stabilisci una routine che includa varie attività che ti permettono di occuparti della tua cura personale.
    • Potresti creare un rituale notturno per dormire meglio. Cambia attività fisica, scegliendo la corsa o lo yoga. Vai dal parrucchiere o dall'estetista ogni settimana. In alternativa, ti basta fare un bagno caldo e ascoltare un po' di musica rilassante. Concentrati su te stesso.
    • Chiedi a un amico o un familiare di aiutarti a non arrenderti. In effetti, dovrà sincerarsi che tutto proceda secondo i piani che hai stabilito. Chiedigli di aggiornarsi spesso sui tuoi sviluppi.
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Parte 3 di 3:
Affrontare i Problemi Principali

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    Esamina i tuoi schemi comportamentali nelle relazioni precedenti. Sei consapevole del tuo innato bisogno di risolvere le situazioni o controllare gli altri? Leggendo questo articolo, potresti negare di soffrire della sindrome del salvatore. Tuttavia, se osservi più da vicino il modo in cui ti relazioni con gli altri, chiediti se riesci a individuare uno schema comportamentale che ti induce ad aiutare compulsivamente le persone.
    • Hai mai portato avanti una relazione inappagante perché pensavi che l'altra persona avesse bisogno di te?
    • Ti ritrovi spesso a preoccuparti degli altri e dei loro problemi?
    • Ti senti in colpa quando qualcuno ti aiuta o si fa in quattro per te?
    • Ti senti in difficoltà quando gli altri stanno male e cerchi rapidamente di risolvere i loro problemi?
    • Quando un rapporto è poco sano, lo chiudi solo per instaurarne un altro con un partner che presenta problemi simili a quello precedente?[7]
    • Se hai risposto sì a una di queste domande, ti conviene consultare uno psicoterapeuta. Può aiutarti a capire se hai comportamenti disfunzionali.
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    Individua che cosa hai trascurato nella tua vita. Forse non ti rendi conto di ignorare le tue esigenze emotive, psicologiche e spirituali nel tentativo di soccorrere chi ti sta attorno. Analizzati attentamente per individuare meglio tutto ciò di cui hai bisogno sul piano personale. Potresti scoprire di aver proiettato le tue mancanze sulle persone che fanno parte della tua vita.[8]
    • Identifica i tuoi valori personali. Quali convinzioni, idee e principi guidano le tue decisioni e i tuoi obiettivi? Stai vivendo in base ai tuoi valori?
    • Esamina la tua intelligenza emotiva. Sei in grado di riconoscere le tue emozioni ed esprimerle efficacemente?
    • Considera la tua autostima. È condizionata dal consenso degli altri o da quello che si aspettano da te?
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    Riconosci i tuoi traumi o problemi infantili e cerca di riconciliarti con il passato. Il bisogno compulsivo di salvare o aiutare gli altri è spesso radicato nell'infanzia. Secondo i ricercatori, chi soffre della sindrome del salvatore o del cavaliere bianco fa di tutto per correggere la visione negativa che ha di se stesso, sorta nella prima infanzia. La bassa autostima, le violenze o la disattenzione dei genitori possono aver favorito l'insorgere di questo complesso. Prova a scegliere amici o partner che stanno attraversando un disagio simile a quello che hai vissuto durante la tua infanzia.[9]
    • La consapevolezza è il primo passo per riuscire a sanare una percezione negativa della propria persona. Nota gli schemi relazionali che adotti e sii indulgente con te stesso. Potresti anche dire ad alta voce: "Sono attratto dalle persone problematiche o tossiche perché sto cercando di salvare quella parte di me che è stata maltrattata quando ero bambino".
    • Oltre a considerare questo nesso con l'infanzia, potresti consultare un professionista della salute mentale che ti aiuti a guarire le ferite del passato.
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    Rivolgiti a uno psicoterapeuta per risolvere i problemi di co-dipendenza. Nel profondo, chi è affetto dalla sindrome del salvatore o del cavaliere bianco soffre anche di co-dipendenza. La co-dipendenza consiste nel dipendere dagli altri per poter colmare un vuoto emotivo. In un certo senso, chi ne è affetto tende a trascurarsi a favore degli altri perché la sua autostima deriva dal bisogno di sentirsi necessario.[10]
    • Puoi sconfiggere la co-dipendenza collaborando con un professionista della salute mentale specializzato in questo campo.
    • Potresti anche unirti a un gruppo di sostegno per persone che hanno problemi di co-dipendenza.
    • Informandoti su questo problema, hai la possibilità di capire i tuoi bisogni e i tuoi schemi comportamentali e, di conseguenza, trovare una soluzione adatta alle tue esigenze.
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Informazioni su questo wikiHow

Counselor Professionale Matricolato
Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Paul Chernyak, LPC. Paul Chernyak lavora come Counselor Professionista Matricolato a Chicago. Si è laureato all'American School of Professional Psychology nel 2011.
Categorie: Disturbi Emozionali

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