Come Scrivere un Monologo

I monologhi sono la materia prima del teatro. In un monologo efficace, un singolo personaggio prende il controllo della scena o dello schermo per aprire il proprio cuore ed esprimere i propri tumulti interiori. O farci ridere. I monologhi fatti bene tendono a costituire le scene più memorabili dei nostri film o spettacoli preferiti, momenti che consentono agli attori di brillare e mostrare il proprio talento. Se vuoi scrivere un monologo per il tuo spettacolo o film, impara a collocarli in modo appropriato e a trovare il tono giusto. Passa al primo punto per ulteriori informazioni.

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    Studia monologhi celebri. Dai famosi disagi interiori di Amleto allo straziante ricordo della guerra di Quint ne Lo squalo, i monologhi possono essere usati per dare profondità a un personaggio. I monologhi ci permettono di scoprire le idee e le motivazioni dei personaggi. È più uno studio del personaggio ad alta voce, piuttosto che uno strumento della trama (sebbene debba comunque sempre servire a portare avanti la storia). Prendi confidenza con alcuni dei monologhi classici di cinema e teatro per studiare il mezzo. Dai un’occhiata a:
    • Il discorso iniziale di Americani di David Mamet.
    • I monologhi di Amleto.
    • Il discorso “Avrei potuto essere qualcuno” tratto da Fronte del porto.
    • Il discorso “Mi son mangiato i documenti del divorzio” in Ciao, Charlie di Gabriel Davis.
    • Il monologo di Mascia (“Lo dico a te che sei scrittore”) ne Il gabbiano di Cechov.
    • Quasi tutti i monologhi di Howard Beale in Quinto potere (http://it.wikiquote.org/wiki/Quinto_potere).
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    Usa i monologhi al momento giusto. Un testo scritto per un palco o per uno schermo sarà un complesso intreccio di dialoghi, azioni e pause. Sapere quando inserire un monologo nella narrazione richiederà esercizio. Vorrai avere già sviluppato gran parte della trama e dei personaggi prima di preoccuparti dei monologhi. Dovrebbero emergere in maniera organica a seconda del testo.
    • Alcuni monologhi sono usati per introdurre dei personaggi, mentre certi testi si servono dei monologhi per concedere a un personaggi silenzioso di farsi valere improvvisamente e cambiare la percezione del pubblico nei suoi confronti.
    • In generale, un buon momento nella sceneggiatura per usare un monologo è nei punti di svolta, quando un personaggio deve rivelare qualcosa a qualcuno.
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    Impara la differenza tra monologo e soliloquio. Per un vero monologo, dev’essere presente un altro personaggio in ascolto. Se non c’è, è un soliloquio. Il soliloquio è una tecnica classica usata raramente nei testi contemporanei, ma è comunque talvolta usata nei testi con un solo personaggio e nel teatro di sperimentazione.
    • I monologhi interiori o le narrazioni fuoricampo sono un’ulteriore categoria, più simile a un momento privato col pubblico che a un monologo. I monologhi devono presupporre la presenza di altri personaggi in ascolto, fornendo un’importante interazione che possa alimentare o motivare il monologo stesso.
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    Usa sempre monologhi per mostrare il cambiamento in un personaggio. Una buona occasione per un monologo è ogniqualvolta un personaggio stia attraversando un significativo cambiamento d’opinione o atteggiamento. Consentirgli di esprimersi e rivelare la propria tensione interiore è di beneficio al lettore e alla trama.
    • Se anche il personaggio non fosse tanto cambiato, la sua decisione di parlare potrebbe comunque essere un cambiamento a sé. Un personaggio silenzioso che si prodiga in un lungo monologo è eloquente, quando collocato nel modo giusto. Perché ha parlato proprio ora? Come cambia la nostra opinione su di lui?
    • Considera la possibilità di far cambiare il personaggio durante il monologo. Se un personaggio inizia arrabbiato, potrebbe essere più interessante farlo passare all’isteria, o alla risata. Se inizia ridendo, magari finisce in modo riflessivo. Usa il monologo come mezzo foriero di un cambiamento.
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    Fornisci al tuo monologo un inizio, uno sviluppo e una fine. Prendendoti il tempo per mettere in pausa il resto della storia per far parlare un personaggio a lungo, è ovvio che la scrittura debba essere strutturata come una qualsiasi altra opera di scrittura. Se è una storia, deve avere un arco temporale. Se è un lamento, deve diventare qualcos’altro. Se è una richiesta, deve crescere d’intensità.[1]
    • L’inizio di un buon monologo catturerà il pubblico e gli altri personaggi. L’inizio dovrebbe indicare che qualcosa d’importante è in corso. Come ogni buon dialogo, non dovrebbe farfugliare o sprecare tempo con “ciao” e “come stai”. Vai dritto al sodo.
    • Nella parte centrale, il monologo dovrebbe raggiungere l’apice. Portalo al massimo della tensione e poi riportalo giù per consentire il proseguimento o la conclusione della conversazione tra i personaggi. È qui che i dettagli specifici, il dramma e i punti di contatto nel monologo si manifesteranno.
    • Il finale dovrebbe riportare il discorso o la storia sulla retta via. Dopo essersi soffermato sui propri fallimenti e le proprie fatiche, il discorso mozzafiato di Randy in The wrestler giunge al termine: “Non voglio che tu mi odi, ok?”. La tensione del monologo viene sciolta e la scena si chiude su quel senso d’irrevocabilità.
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Metodo 2 di 3:
Parte 2: Scrivere Monologhi Drammatici

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    Trova la voce del personaggio. Quando abbiamo finalmente l’occasione di sentir parlare il personaggio a lungo, non dovrebbero sorprenderci la sua voce e il suo modo di parlare. Se stai esplorando la sua voce mentre scrivi, non farlo in un lungo monologo importante, bensì in altre parti del copione.[2]
    • In alternativa, come scrittura libera, considera di concedere al tuo personaggio di parlare di vari argomenti per sviluppare la propria voce. Il romanzo American Psycho di Bret Easton Ellis contiene numerosi capitoli brevi in cui il protagonista, Patrick, parla a ruota libera di vari aspetti della cultura consumistica: tecnologia stereo, musica pop e vestiti. È plausibile che Ellis abbia scritto queste parti come esercizi per sviluppare il personaggio e abbia finito per lasciarle nella bozza definitiva.
    • Considera la compilazione di un questionario per il tuo personaggio, o un suo profilo. Pensare al personaggio anche con elementi che non resteranno nel testo definitivo (tipo le sue scelte d’arredamento, i suoi gusti musicali, le routine quotidiane, ecc.).
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    Usa vari registri. Un monologo che inizia in un modo e finisce in un altro completamente diverso enfatizzerà la tensione, renderà i personaggi più sfaccettati e il copione molto più interessante. Un buon monologo dovrebbe essere a tratti divertente, straziante e commovente, senza focalizzarsi su un sentimento o uno stato d’animo unici.
    • Nel film Will Hunting, il personaggio di Matt Damon ha un ottimo monologo in cui mette al proprio posto uno spocchioso studente di Harvard in un bar. Nonostante ci sia umorismo e trionfo nel monologo, c’è anche una profonda tristezza, e rabbia chiaramente percepibile dalle sue parole.
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    Usa le storie per costruire i personaggi. I monologhi possono essere occasioni perfette per mettere in pausa la trama principale e consentire a un protagonista di rivelare qualcosa del proprio passato, raccontare un aneddoto o un po’ di “sfondo” su se stesso. Se fatto bene e al momento giusto, una storia illuminante o sorprendente fornisce colore e spessore alla storia principale, dandoci un ulteriore punto di vista sulla trama in questione.
    • La storia di Quint sull’essere sopravvissuto al disastro della USS Indianapolis stratifica molto il suo personaggio. Non indossa un giubbotto salvagente perché gli ricorda il trauma. La storia non porta per forza avanti la storia, ma aggiunge un sacco di profondità e pathos a Quint, che fino a quel punto era stato sostanzialmente l’archetipo del palestrato senza cervello.[3]
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    Usa i punti esclamativi con parsimonia. Non confondere dramma e tensione con “urlare”. Nessuno vuole vedere uno spettacolo o un film in cui tutti si urlano addosso per tutto il tempo, perciò imparare a far montare l’arco emozionale dei momenti drammatici è il vero trucco per creare la tensione ed evitare la stonatura degli scrittori improvvisati che scrivono litigi.
    • I veri litigi sono come le montagne russe. La gente si stanca e non riesce a gridare con tutta la rabbia che ha in corpo per più di una frase. Sii moderato e la tensione sarà ancora più palpabile se abbiamo il sospetto che qualcuno possa esplodere da un momento all’altro, ma non lo fa.
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    Lascia che anche il silenzio si faccia sentire. Per uno scrittore principiante, può essere allettante scrivere più del necessario. Per creare la drammaticità, si tende spesso ad aggiungere troppi personaggi, troppe scene e troppe parole. Esercitati a fare un passo indietro e lasciare spazio solo agli elementi più indispensabili del discorso, soprattutto in un monologo. Cosa viene lasciato non detto?
    • Osserva alcuni dei monologhi/sermoni nello spettacolo e film Il dubbio. Quando il prete parla del “gossip”, ci sono molti dettagli particolari che ha trascurato perché si trova di fronte a un’intera comunità di persone. Il messaggio trasmesso alla suora con cui è in conflitto, tuttavia, è preciso e palese.
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Metodo 3 di 3:
Parte 3: Scrivere Monologhi Comici

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    Cerca di correggere un monologo drammatico rendendolo comico. Come potresti riscrivere uno dei monologhi di Al Pacino in Profumo di donna per renderlo comico? E se dovessi riscrivere la storia di Quint in modo che possa sembrare che menta? La scrittura comica è difficile perché ha molto meno a che fare col contenuto del testo e molto più con la sua presentazione.
    • Come esercizio, cerca di riscrivere monologhi “arrabbiati” in chiave umoristica. Commedia e dramma hanno confini comuni, rendendo questo compito più fattibile di quanto sembri.
    • Gabriel Davis è uno sceneggiatore moderno con un gran talento per l’umorismo e scenari di spirito pieni d’ilarità. Una donna che mangia i propri documenti per il divorzio? Un uomo che decide di fare la comunione a 26 anni? Ce li ha. Controlla il suo uso frequente di monologhi intrisi di comicità.
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    Punta alla complessità. Un buon monologo non sarà necessariamente tutto divertente o tutto serio. Ad esempio, se volessi variare il livello di rabbia di una scena di lotta, l’inserimento di contenuti divertenti in una situazione altrimenti tragica allevierà la tensione con una risata e aiuterà il pubblico a percepire qualcosa di complicato. Ecco a cosa serve la buona comicità.
    • I film di Martin Scorsese si fanno spesso notare per la combinazione di momenti estremamente divertenti con altri molto tesi. I monologhi di Jake Lamotta mentre si prepara a salire sul palco in Toro scatenato sono allo stesso tempo comici e struggenti.
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    Fallo divertente, non goffo. I monologhi comici di successo solitamente non coinvolgeranno umorismo da cesso o funzioni corporali, a meno che gli altri aspetti del dramma non lo rendano in qualche modo necessario. Scrivere con un senso d’ironia, sarcasmo e una sorta di complessità dell’umorismo lo renderà molto più appetibile e interessante per lo spettatore medio.
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    Scrivi da un estremo all’altro. Prima di scrivere un monologo, decidi dove inizierà e dove finirà, anche arrivando a scrivere la prima e l’ultima frase; fatti un’idea di quanto lungo vorresti che fosse il monologo, e poi riempi lo spazio nel mezzo.[4]Come completeresti le seguenti prime e ultime righe di un potenziale monologo?
    • Il tuo cane è morto. / Levati quello stupido sorriso dalla faccia!
    • Che problema ha tua madre? / Non andrò su Skype con un gatto nella stanza.
    • Dov’è il latte scremato abbandonato? / Lascia perdere, lascia perdere, lascia perdere, prendo il cavallo.
    • Eddai, solo questa volta. / Non entrerò mai più in una chiesa.
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Consigli

  • Rileggi sempre i tuoi testi. Esercitati a leggerli a voce alta per farti un’idea del modo di parlare dei vari personaggi. Accertati che suonino spontanei.
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Avvertenze

  • Il tempismo è tutto. Distribuisci i tuoi monologhi con giudizio, o rischierai di annoiare il pubblico.
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Categorie: Recitazione | Scrittura

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